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giovedì 21 ottobre 2010

Il Sindaco è nero! di Clemente Pansa - fonte: www.liberiamomola.it

Non vogliamo dire che l'attuale Sindaco è "nero" perché il precedente era "rosso"...
E, naturalmente, non ci riferiamo al colore dei capelli, bensì...

Caro Direttore,
Ho avuto fra le mani in questo momento una copia della pagina 9 del settimanale Fax n. 40 del 16 Ottobre. Sono letteralmente amareggiato e disgustato da quella vergognosa maxi-vignetta dal titolo “Molesi a New York City”, il cui tema è il mio soggiorno in USA con tre Assessori della mia Giunta.
E’ opportuno che tutti i molesi sappiano che le spese di viaggio e soggiorno mie e della mia consorte sono state sostenute dal “Van Westerhout Cittadini Molesi Social Club” di Brooklyn dal quale ho ricevuto l’invito e che ho ringraziato pubblicamente. Gli Assessori Vito Carbonara, Nicola Pellegrini e Sabino Jacoviello si sono assunti l’onere del pagamento in proprio di ogni spesa di viaggio e soggiorno. Smentisco nel modo più assoluto che il Comune di Mola abbia sostenuto l’onere di questa nostra breve permanenza a New York: non ha tirato fuori neppure un centesimo. Ogni cittadino può verificare: non esiste alcuna deliberazione in merito e quindi, nessun impegno di spesa. Per questi motivi contesto vivamente il messaggio che il giornale di Conversano ha voluto far passare. Il danaro dei cittadini per noi è sacro. Ed a me pare che nei pochi mesi di amministrazione abbiamo già ampiamente dimostrato il cambio radicale nella gestione delle risorse pubbliche.
Approfitto “una tantum” della straordinaria diffusione del Suo sito, ed affido a Lei, caro Direttore, questa mia nota per riportare serenità fra la popolazione, evidentemente confusa da quella vignetta che non ha ragione di esistere, se non nella mente di chi ha perso la serenità di giudizio.
Colgo l’occasione per ringraziarLa per i servizi che sta dedicando agli entusiastici incontri con la comunità molese di questa straordinaria metropoli. L’affetto dei nostri concittadini americani fa dimenticare e passare in secondo ordine anche le insinuazioni più cattive.
Cordialmente
Stefano Diperna – Sindaco

 ECCO LA VIGNETTA INCRIMINATA...
Una vignetta che può anche non piacere perché ritenuta priva di spirito, ma, francamente, non ci sembra tanto offensiva o “vergognosa” da suscitare una tale reazione da parte del Sindaco, al punto da farlo incazzare così neramente!
Il Popolo, si sa, a volte è spinto a giudicare in maniera qualunquista certi avvenimenti. Tuttavia, c’è da dire a sua discolpa, che il più di queste volte è condotto per mano su quella strada dalla stessa classe politica, molto solerte e loquace nel discolparsi di fatti più o meno insignificanti, ma molto taciturna quando le poste in gioco sono molto più alte.
Cosa vogliamo dire?
Vgliamo dire che non siamo pronti ad accusare un Sindaco, chiunque esso sia ed a qualunque schieramento appartenga, se dovesse usare del denaro pubblico per recarsi in una terra lontana per portare il saluto della Città che rappresenta ai Concittadini emigrati in quella terra lontana per lavoro. In fondo non ci sarebbe nulla di male. Riterremmo che quei soldi siano stati spesi per una giusta causa. Se, al contrario, su questo argomento, qualcuno dovesse decidere di fare dell’ironia, per quanto non condivisibile, siamo convinti che la stessa ironia non darebbe origine ad un’offesa tale da giustificare una reazione così spropositata.
Osserviamo, invece, che quella tempestività per precisare - ad una testata giornalistica locale – che l’Amministrazione non aveva in alcun modo, per quel viaggio, fatto ricorso a risorse economiche pubbliche, l’avremmo particolarmente gradita e molto apprezzata se altrettanto tempestivamente, al momento del suo insediamento, avesse risposto ad altre testate giornalistiche o Siti Internet ad alcune domande sulla sparizione delle chianche ed altre piccole cosucce, fin dal febbraio dello scorso anno, dall’area dei lavori per il Fronte Mare.
Ecco, lì non erano in ballo tre-quattromila Euro, il costo, cioè, di un biglietto andata e ritorno da New York e qualche giorno di permanenza, bensì qualche centinaia di migliaia di Euro.
Dunque, considerato che lo stesso Sindaco ha affermato che Il danaro dei cittadini per noi è sacro”, ecco il motivo per il quale avremmo molto apprezzato una sua risposta repentina in merito alle questioni poste.
Ma è ovvio che non si può pretendere che il nuovo Amministratori si perda dietro a qualche sconsiderato cittadino che per un capriccio vuole sapere dove sono finite quelle chianche per per quasi un secolo hanno ornato il bel (ex) Lungomare di Mola.
D’altra parte, però, non si può neanche pretendere che il popolo bue stia zitto e parli solo se interrogato.
In democrazia non funziona così. Si può anche non essere d’accordo e legittimamente non condividere affatto le idee degli “oppositori”, ma certamente non si può impedire loro di parlare; e se poi le parole vengono fuori perché stimolate da assordanti silenzi, allora, per lo meno, si abbia la decenza di continuare a rimanere in quel silenzio e a non lamentarsi delle critiche.
Excusatio non petita, accusatio manifesta”, che, tradotta in parole povere significa: “Se nessuno ti chiede delle giustificazioni e tu, invece, senti di darle, allora vuol dire che hai la coda di paglia”
E chi ha la coda di paglia, deve stare attento a scherzare col fuoco perché rischia davvero di bruciarsela.  

martedì 19 ottobre 2010

20 ottobre 2010 - PER NON DIMENTICARE





Esiste, a Milano, una collinetta artificiale, denominata Monte Stella, costruita con oltre un milione di quintali di macerie, recuperate da tutti i settori della città rasi al suolo dai bombardamenti terroristici anglo-americani. Una parte di dette macerie proviene dalla distruzione di due istituti scolastici superiori, di sei scuole elementari e cinque materne completamente atterrati, ma anche da altri trentacinque edifici scolastici danneggiati in città, mentre altre centoventicinque scuole, di ogni ordine e grado, vennero distrutte in provincia. Fra le scuole elementari distrutte, una è particolarmente ricordata dai milanesi, quelli meno giovani, quelli che la guerra l'hanno vissuta nella metropoli, ed è la scuola di Gorla, della quale vogliamo ricordare la triste sorte.
Era una giornata limpida, tersa, allora non c'era lo smog, e -incredibile a dirsi- dalla piazza del Duomo si riusciva a vedere la cerchia delle Alpi, quella del 20 ottobre 1944, allorché una formazione di circa quaranta quadrimotori americani del tipo B 24 e B 27 comparve nel cielo della città, contemporaneamente al suono delle sirene d'allarme. E sulla verticale di Gorla, che allora era un sobborgo periferico e non un quartiere incorporato nella città come oggi, gli aerei sganciarono il loro carico. Puro terrorismo, volontà di inserire su un popolo ormai in ginocchio, nonostante ancora oggi ci sia chi sostiene la tesi che le bombe erano destinate alla stazione ferroviaria di Greco, che si trova in zona, ma che era facilmente identificabile, ed anche attaccabile senza pericolo, data l'inesistenza di ogni reazione da parte della caccia italo-germanica.
Nella zona attaccata si contarono 635 Vittime, o almeno furono recuperati 635 corpi, forse potevano esserci stati altri esseri umani che, letteralmente dilaniati dalle esplosioni, non vennero mai rinvenuti. Fra gli edifici centrati in quella tragica mattina ci fu la scuola elementare Francesco Crispi: fu letteralmente polverizzata. Centonovantaquattro bambini, la loro direttrice, quattordici maestre, un'assistente sanitaria e quattro bidelli furono travolti. Quattro soli bambini, una femminuccia e tre maschietti (Annamaria, Giuseppe, Remo e Gabriele) si salvarono e furono estratti dalle macerie. Occorsero tre giorni per ritrovare e recuperare i corpi delle vittime della scuola, tre giorni in cui Vigili del Fuoco, militari dell'U.N.P.A., soldati italiani e tedeschi, uomini della G.N.R. e operai in tuta, magari. partigiani, certamente antifascisti, lavorarono fianco a fianco, senza risparmiarsi, unitamente ai genitori dei bambini, ed ai parenti, disperati, ma sempre speranzosi, nell'illusione di trovare qualche superstite. Chi lavorava e piangeva, chi lavorava e pregava, chi malediceva e bestemmiava Dio, che aveva permesso una strage di bambini senza colpa né pena. Oggi, al posto della scuola, sorge un monumento funebre, una madre con un bimbo in braccio, inginocchiata, come se offrisse al Cielo quella sua creatura, e sotto al monumento c'è l'Ossario, dove sono conservati i resti dei piccoli Caduti, e degli adulti che erano con loro.


IMMAGINI TRATTE DAL SITO I MARTIRI DI GORLA

LAVORI (e DEGRADO) in corso di Clemente Pansa

Abbiamo già avuto da ridire qualcosa su quel "meraviglioso" progetto tanto osannato dalla
vecchia amministrazione e, inspiegabilmente, ora "sposato" dall'attuale.
Il lettore, certamente ci consentirà una breve riflessione (magari maligna, perché, si sa, a
pensar male si fa peccato, ma il più delle volte si azzecca): se ieri il progetto non mi piaceva,
considerato che la sua realizzazione non corrisponde neanche a quanto originariamente
progettato, a causa di revisioni rese necessarie per consentire degli abbattimenti di costi,
perché mai mi dovrebbe piacere oggi? Non vi è, infatti, alcuna ragione.
Salvo che... Salvo che nel frattempo io non sia diventato il nuovo amministratore al quale,
quand'anche non possa essere attribuito il merito della sua realizzazione, certamente sarò
incaricato di inaugurarla. Chi, se non io, farò la mia passerella in vetrina, pavoneggiandomi
davanti agli obiettivi delle macchine fotografiche e delle telecamere, mentre presento al mondo il capolavoro realizzato?
Un po' di narcisismo, lo sappiamo tutti, è la minima dose richiesta ad un politico per partecipare al festival delle celebrità indetto
quotidianamente dai potentissimi mass media.
Dunque, perché, allora non "sposare" la buona e giusta causa e cavalcare l'onda di un successo e di una esposizione mediatica che,
sebbene inaspettata, è, certamente, più che benvenuta?
E chi se ne frega se poi ciò che vado a presentare risulterà - e per la verità già risulta - non proprio riuscito bene e gradito dalla
popolazione!
Non vogliamo di certo apparire dei bacchettoni conservatori, per questo siamo sempre stati disponibili ad aprire le nostre menti e ad
allargare i nostri orizzonti alle novità, a patto, però, che le medesime novità rispondessero, oltre che ad un aspetto estetico (in questo
caso pure discutibile), anche e soprattutto, a quello funzionale.
Ora possiamo dibattere sull'aspetto estetico, che, in quanto tale, coinvolge ciascuno di noi in
modo diverso, facendoci derogare anche da eventuali principi razionali di bellezza e di estetica
che, probabilmente neanche esistono: de gustibus… ma in quanto alla funzionalità, beh, crediamo
proprio che si possa raggiungere unanimamente il pensiero che è del tutto assente, almeno nel
progetto realizzato. Forse nell'originale... Ed esprimiamo questo dubbio per non offendere il
lavoro del progettista che sappiamo essere il "grande" architetto Oriol Bohigas (quello dei
"lavandini" ai balconi dell'Edificio Meridiana di Barcellona).
E torniamo ai lavori in corso.
Non è ancora dato sapere quando termineranno. Intanto oltre ai lavori, procede, di pari passo,
anzi, più veloce e senza sosta, il degrado dell'area.
Se nonostante la presenza del cantiere - dunque, giornalmente presidiato - il lungomare, non
ancora terminato, versa già in uno stato di abbandono, che succederà quando sarà definitivamente e completamente consegnato
all'incuria, nonché alle attività incontenibili di qualche vandalo?
Le panchine sono già state prese di mira e "battezzate" dai soliti ignoti, nonché idioti, grafomani dal pennarello facile ed onnipresente
nelle loro tasche.
E le aiuole? E le basi degli alberi e delle palme, messe a dimora solo da qualche mese?
Sono già piene di erbacce e nessuno si cura di estirparle.
Certo, in questo stato, non si offre una buona immagine del tanto decantato ed apprezzato lavoro né ai cittadini di Mola né a coloro
che da Mola sono di passaggio.
Detto questo e a prescindere dai nostri - ma solo per alcuni - discutibili giudizi estetici sull'opera non ancora terminata, saremo
sempre attanagliati dal dubbio che quanto realizzato, sia stato fatto secondo criteri che rispondano a delle regole certe e che dette
regole siano state rispettate in pieno e non come spesso accade, in spregio a leggi, regolamenti, disposizioni varie, autorizzazioni.
Ed a proposito di “autorizzazioni”, è noto a tutti che l'area coinvolta nel grande progetto, non sia completamente di proprietà
comunale e che ad essere interessato nella questione vi sia anche un altro importante soggetto: il Demanio.
L'intero "Lungomare" risulta "area demaniale", pertanto per consentire al Comune di Mola di eseguire i lavori (tuttora in corso), da
parte del Demanio si è attivata una procedura che, come si dice in gergo, “in regime di consegna” ha concesso il permesso al Comune
stesso di eseguire quei lavori, in base ad un progetto presentato.
Trattandosi, dunque, di area demaniale, ciò significa che tutto il materiale ivi esistente (chianche, basole e menate varie comprese),
sono non già di proprietà del Comune, bensì del Demanio. Si tratta solo di un piccolo particolare che, nella fretta e nella foga dei
lavori, deve essere sfuggito a qualcuno. Ma procediamo con il nostro ragionamento.
Trattandosi, come dicevamo, di area demaniale, la procedura cui accennavamo sopra, prevede che prima della restituzione dell'area
stessa al suo legittimo proprietario, vada fatta una comunicazione (da parte del Comune) per la verifica. Vale a dire la constatazione
della conformità dell'eseguito al progetto presentato.
Intanto, prima di procedere, una innocente quanto intrigante domanda: ma l'eseguito, corrisponde esattamente al progetto presentato
al fine di ottenere le autorizzazioni necessarie? Oppure, una volta ottenutele, si è cambiato il progetto?
Insomma, visto che la realizzazione è diversa dal progetto originario: il progetto stesso è stato modificato prima o dopo aver ottenuto
l'autorizzazione dal Demanio?
Detto questo, continuiamo. Dunque, solo successivamente (cioè, dopo la verifica), perché quell'area possa entrare nella disponibilità
del Comune, potrebbe essere chiesta la sua "sdemanializzazione" che potrebbe, però, essere concessa anche parzialmente.
A questo proposito, è bene ricordare che la cosiddetta "dividente" (confine) demaniale per l'area dell'ex Baby-Park, é costituita dalla
fine del marciapiede del lato monte di detta area. Ciò significa che con l'asfalto della sede stradale lato monte, inizia l'area
propriamente di proprietà comunale. Il resto della dividente - é facile immaginarlo - potrebbe correre fino a tutta la sede stradale della
vecchia SS 16.
Cosa significa tutto questo?
Significa che:
la responsabilità della "sparizione/spartizione delle chianche, in questo contesto, assume un significato diverso. Indubbiamente
se ne accresce la gravità;
1.
le autorizzazioni concesse dal Demanio potrebbero rivelarsi nulle se si dovesse riscontrare una diversità tra il progetto
presentato per ottenerle e quello realizzato (in tal caso non si capisce quali verifiche si possano fare);
2.
ancora una volta i Cittadini si saranno trovati davanti ad un caso di mala gestione della cosa pubblica da parte di una classe
politica, nessuno escluso - maggioranza od opposizione, alternandosi nei ruoli - che sarà responsabile, stante così le cose, anche
di malversazione di un bene dello Stato.
3.
Vi è un proverbio che per la sua precisa enunciazione è assolutamente azzeccato, anche se molti lo giudicano estremamente e
decisamente inopportuno. Chi ha combinato qualche pasticcio, sostengono i detrattori del proverbio, ha bisogno di tutto, fuorché di
qualcuno che gli dica “la colpa è tua”. È una frase che dal punto di vista psicologico, lo annienterà. Costoro sostengono, infatti, che
nella classifica della insensibilità, questo proverbio è secondo soltanto al leggendario “te l’avevo detto”.
Potremmo anche essere d’accordo con questa tesi e, tutto sommato, senza neanche troppi ripensamenti, ma il menefreghismo,
l’intolleranza, l’arroganza, la supponenza, la prepotenza (e ci fermiamo qui, altrimenti andiamo ad libitum su queste “qualità”) che la
classe politica ha dimostrato nell’evolversi delle vicende a noi note, ci ha reso un po’ più cinici.
Ed è proprio in virtù di questo cinismo appena acquisito che auguriamo - a chi dovesse risultare coinvolto dall’inchiesta aperta sulla
sparizione delle chianche - ogni bene ricordandogli il proverbio incriminato: "Chi è causa del suo mal, pianga se stesso".
E se non lo capiscono, ribadiamo: “Noi però, qualche mese fa, te lo avevamo detto”.


VIDEO "LE CHIANCHE DOVE SONO"





sabato 16 ottobre 2010

MORIRE A 15 ANNI



Il giallo di Avetrana, ancora insoluto con colpi di scena da film dell'orrore, spinge ad una sola riflessione: SIAMO ALL'ORLO DEL BURRONE, LA REALTA' SUPERA L'IMMAGINAZIONE. GUARDIAMOCI DENTRO, FERMIAMO IL MOSTRO CHE POTREBBE ESSERE IN NOI!

venerdì 15 ottobre 2010

E' una questione di esempi - pubblicata da Lorella Lattavo il giorno venerdì 15 ottobre 2010

 

Molte volte mi sono domandata se realmente si è consapevoli di cosa voglia dire vivere....in molti talk show , se non in  tutti,  con psicologi e addetti ai lavori, si spendono innumerevoli bla bla, a volte incomprensibili e stancanti, non privi di alzate di voce e di litigi ormai di moda sul piccolo schermo, per cercare di offrire un quadro chiaro e inequivocabile del nostro rapporto con la vita.Niente di più falso....oggi, e lo vediamo e udiamo dai tg tutti i giorni, la vita è uno straccio, si litiga e si muore per banalità, senza pensare alle conseguenze che pagano i familiari delle vittime. Il sistema attuale della convivenza civile ha ormai adottato il sistema della prevaricazione, dell'intolleranza su tutti i fronti: razziale, sociale, economico, culturale, ecc. ogni scusa è buona per aggredire, malmenare chi è contrario al nostro pensiero.  Del resto, come dicono a Napoli " 'o pesce fete da a capa", ossia il pesce puzza dalla testa ( scusate se non l'ho scritta bene) e difatti i nostri "capi" politici non perdono occasione per azzuffarsi durante le sedute parlamentari, per cui i cittadini non ci pensano due volte ad emularli. I film, le fiction che vanno in onda sulle nostre reti sia pubbliche che commerciali, sono tutte un inno alla violenza, anche se a me personalmente, per la trama e la recitazione, non dispiacciono, come " Distretto di Polizia", " L'onore e il rispetto", " Le due facce dell'amore", ecc., ma pur piacendomi non nego che per alcune personalità fragili, potrebbero essere di incitamento alla violenza.I giovani sono più propensi a " copiare" quasi sempre l'eroe negativo, forse perchè, in una società dove il giovane è lasciato al suo destino in primis dalla famiglia,  si cerca di sopravvivere al clima asfissiante e insopportabile di menefreghismo.Si vuole, in altre parole, primeggiare nel male e non nel bene, perchè l'esempio del folle che spara all'impazzata in mezzo alla gente dà la misura esatta del vittimismo di quest'ultima rispetto alla forza bruta di compie l'atto.Ovviamente in questi casi si cerca di trovare la scusa classica della pazzia, dell'incapacità di intendere e di volere, tutti palliativi per metteresi in pace con la coscienza, sapendo di aver ridotto al nulla la razionalità di chi ora è giudicato un pazzo per colpa dell'indifferenza avuta quando si sarebbe potuta evitare. Parlo in primo luogo dei genitori, dei familiari più stretti, che con il loro esempio di persone capaci di gestire una propria vita senza porsi troppe domande, hanno inculcato nel giovane il principio tipico del " chi si fa pecora il lupo se la mangia". E' chiaro dunque che da questo modus vivendi scaturisce la voglia di scatenare l'inferno intorno a sè....mi sorpassi nella fila, mi rubi il parcheggio, mi pesti un piede? DEVI MORIRE!!!
La vita purtroppo è un fiore che ogni giorno appassisce, non dà segno di voler continuare a esserci in un mondo che non vuole proteggerla e rischia di affondare senza più speranza. 
E la colpa è solo dei nostri esempi....